IL VASO DI SHASYM
"…anche i silenzi lo sai hanno parole, dopo la pioggia ed il gelo, oltre le stelle ed il cielo, vedo fiorire il buono di noi…io ci sarò come una musica, come domenica di sole e d’azzurro…"
da "Di Sole e D'Azzurro" di Giorgia
A volte mi piacerebbe ritagliarmi un piccolo spazio di tempo e scrivere la mia autobiografia immaginaria. Mi piacerebbe riscrivere la mia vita, cercando di capire dove sarei finito se avessi fatto alcune cose diversamente, oppure inventando di sana pianta, provare a capire che cosa mi sarebbe piaciuto essere o quali altre vite avrebbe potuto riservarmi la sorte. Finora però, sono riuscito a trattenermi… un po’ per mancanza di tempo e se vogliamo anche di concentrazione, e un po’ perché già i miei pensieri viaggiano alla velocità della luce ultimamente, e non mi sembra il caso di aggiungere altra legna a questo fuoco.
A volte mi basta chiudere gli occhi, o distogliere lo sguardo dalle cose e persone che mi circondano, o anche solo escludere momentaneamente l’audio da una conversazione, per immaginarmi tutt’altro, dare un’altra interpretazione ai fatti, o semplicemente rendere perfetto qualcosa che non lo è.
Per esempio, ieri sera mi sono ritrovato a guardare le stelle attraverso i buchi delle serrande da dove veniva la luce del lampione. In sottofondo una melodia delicata e una voce altrettanto soave. Niente di male questa situazione! Ma per un po’ mi sono concesso di sostituire questa meraviglia con il silenzio inquietante della notte, il vento quasi freddo con una piacevole brezza estiva e l’odore di terra. Certo, dopo pochi istanti sono tornato su questo pianeta, ma sono comunque riuscito a godermi quell’attimo di perfezione che pur non essendo di questo mondo, a volte si riesce a trovare.
A volte, il problema è riuscire a separare con una linea netta la realtà dall’immaginazione, soprattutto in quei momenti in cui il confine si fa meno nitido, come la mattina appena svegli, o la notte. A volte, anche le cose dette davvero e quelle solo pensate si confondono, e tutto viene regalato al regno della fantasia. Come quei sogni così reali, in cui si sogna di svegliarsi, e rendersi conto di avere sognato, ma si sta ancora sognando (lo so, sto diventando un po’ involuto, mi lascio prendere facilmente). Comunque, poi, quando ci si sveglia per davvero - almeno a me capita così - si viene assaliti da un senso di sconforto. A volte invece, un ricordo particolarmente bello, o brutto, al risveglio pare solo un sogno.
Per questo, rimando la mia autobiografia immaginaria a un futuro da destinarsi. Chissà che cosa verrà fuori da questa specie di vaso di Pandora che contiene tutti i miei sogni, ricordi, e frammenti di pensieri?